lunedì 23 settembre 2024

Festa di Santa Lucia nella tradizione carpigiana - Carpi dialetto - Mauro D'Orazi e Luciana Nora

 

V06 – 06-12-2023

 

Santa Lucia nella tradizione carpigiana

 

di Luciana Nora e di Mauro D’Orazi

Revisione, integrazioni, editing e foto di Mauro D’Orazi  


Nel 1980 avevo cominciato a raccogliere testimonianze orali inerenti il lavoro e la religiosità popolare, due tematiche strettamente legate, tant’è che i ricordi sull’allora celebrazione di Santa Lucia quale protettrice della vista era particolarmente sentita dalle trecciaie e cappellaie che lavoravano pe l’arte o industria del truciolo.

Ora, riprendendo in considerazione quei materiali mi rendo conto di come sia cambiato il mondo e come quelle testimonianze raccolte allora siano preziose, specialmente perché nessuna delle persone che le hanno rese sono ancora al mondo e mi piace sapere che i loro racconti le mantengano in vita.

Allora c’era ancora la tintoria Campagnano (in viale Carducci) dove, il mercoledì, si teneva ancora un mercato di prodotti in truciolo, trecce e cappelli che arrivavano perlopiù da Villarotta.

A Carpi c’era ancora l’Irne Galloni che distribuiva mazzi di paglie alle tante anziane che ancora gliele chiedevano: trenta lire per sessanta metri di treccia da tre, anche se c’era ancora chi faceva intrecci più complessi: zig-zag, dondole, tavoloni ecc. Oggi se chiediamo a un giovane cosa fosse il truciolo sicuramente lo mettiamo quantomeno in difficoltà.

Quindi le aspirazioni dei giovani oggi, a partire dalla primissima infanzia sono iperbolicamente mutati, perlopiù i desideri appartengono all’area altamente tecnologica. Dal computer giocattolo al tablet più o meno complesso, alla telefonia mobile ecc…Quest’ultimo aspetto del cambiamento credo che oltre ad aspetti positivi possa averne degli inquietanti.

Nel 1997 avevo riordinato tutti i materiali raccolti nell’ambito del ciclo di feste natalizie e inerentemente a Santa Lucia

Santa Lucia, Natale, Epifania sono scadenze dal portato simbolico equivalente, contraddistinte, come i più antichi Saturnali, dallo scambio di doni.

Il 13 dicembre - Saanta Lucìa, la nòot più lunnga ch a s èggh sìa.

Santa Lucia, la notte più lunga che ci sia. Il detto risale a quando era in vigore il calendario Giuliano, promulgato da Giulio Cesare il 46 a.C., in cui il solstizio d'inverno cadeva il 13 dicembre. Durante il solstizio, il sole, muovendosi lungo l'ellittica terrestre, raggiunge la minima altezza sull'orizzonte. Per questo motivo, la notte tra il 12 e il 13 era considerata, a ragione, la più lunga dell'anno. Nel 1582, però, papa Gregorio XIII riformò il calendario che è lo stesso che ancora oggi abbiamo in vigore. Così il solstizio passò al 21 dicembre (circa), ma il proverbio continuò a trasmettersi immutato. Per i più piccoli, nonostante la spiegazione prettamente scientifica, è considerata la notte più lunga per la trepidante attesa di ricevere doni che, secondo la leggenda, vengono portati dalla Santa. È una tradizione ancora viva nelle nostre zone, che si distingue dai doni di Gesù Bambino, di Babbo Natale, o della Befana.

Le origini della tradizione dei doni

Prima delle correzioni introdotte dal calendario gregoriano, nel 1582, il solstizio d'inverno, che segna l’inizio della stagione più fredda, cadeva proprio nella giornata del 13 dicembre. Nelle campagne, in questa data, era diffusa un’usanza solidale: chi aveva avuto raccolti più abbondanti ne donava una parte a chi aveva avuto una stagione meno fortunata.

Una delle storie che si racconta è che nel Bresciano, dopo un periodo di carestia, alcune signore di Cremona decisero di inviare ai cittadini bresciani sacchi di grano, trasportati a bordo di un carro trainato da asinelli.

La distribuzione, porta per porta, sarebbe avvenuta proprio nella notte tra il 12 e il 13 dicembre e da lì si cominciò a parlare di un intervento della Santa. Nacque così, da un’antica usanza contadina e da queste storie, la tradizione dei doni in occasione del giorno di Santa Lucia.

Modi di dire

Prima della riforma del calendario dunque si poteva anche dire... Pèr Saanta Lucìa al paas èd 'na furmiiga. Per Santa Lucia il primo passo di una formichina verso l’allungamento del giorno.

Pèr Saanta Lucìa Un pèe de striia.  Un piede di strega

Pèr Saanta Lucìa al dèe al crèess d ’na criia  Il giorno cresce di un poco.

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L’arrivo di Santa Lucia con l’asinello

A Carpi il ciclo delle tradizionali feste natalizie era, e continua ad essere, anticipato dall’antica, molto sentita e osservata celebrazione di Santa Lucia. Questo fatto assimila la gente del luogo più al costume lombardo, che a quello dell’area modenese, dove la ricorrenza passa pressoché inosservata.

In quel giorno, presso la chiesa di San Francesco a Carpi, veniva celebrata più di una messa, cui partecipavano non solo gli abitanti della città, ma anche quelli provenienti dalle varie frazioni.

Don Enrico Muzzioli, redigendo la “Cronaca di Carpi” dal marzo 1945 all’8 gennaio 1955, non tralasciò mai di annotare come significativa questa celebrazione e, in particolare, nel 1949 scriveva: “A San Francesco il solito enorme popolo per la festa di Santa Lucia. Particolare degno di nota che quest’anno alla Messa delle sei moltissimi erano gli uomini e in minor numero le donne. E alla benedizione della sera non si sono indossati, per il primo anno, gli indumenti rossi, ma i bianchi, come di dovere. Alle quattordici e mezzo spettacolo di burattini al Teatro Focherini, dati da Ennio Preti.”. 

Irne Galloni, di professione partitante del truciolo in contrada San Francesco, ricorda:

“Per Santa Lucia venivano anche dalla campagna, che l’han sempre festeggiata. Quella lì era una festa per loro... per venire a Carpi, per fare un giro sotto i portici, andare a vedere le vetrine... Mia sorella teneva aperto fino alle dieci di sera, perché la gente delle frazioni veniva via dalla benedizione in chiesa e, prima di andare a casa, venivano a prendere le paglie...”

Luisa Pozzetti, originaria di Fossoli, conferma: “Per Santa Lucia, da Fossoli, venivamo a Carpi. Per poter venire, i genitori ci davano la prova del lavoro... Allora si faceva la treccia: se uno doveva andare a Santa Lucia, bisognava che finisse presto il lavoro di una intera giornata. In quel giorno ci davamo da fare dalla mattina presto e, quando avevamo finito la prova, prendevamo un pezzo di pane e venivamo a Carpi a piedi. Era una festa grande, della miseria ce n’era molta, ma eravamo più buoni, più miti, eravamo come pecore. Venivamo tutti a Santa Lucia in San Francesco: c’era la musica e dicevano una messa ogni ora... Santa Lucia portava poche cose, perché eravamo poveri; veniva per i più piccoli. I regali erano come quelli della Befana: un pezzo di gnocco di castagne, un cartoccino di noccioline americane (al mericaani), un po’ di castagne secche, raramente un giocattolo...”.

 

Adorina Gualdi ricorda: “I giocattoli si sognavano. Si andava davanti alla vetrina di Dindino in Corso Alberto Pio, dove erano esposti i giocattoli, che però potevano comperare solo i signori e si diceva: - Da ché a ché, è tutt mio! – Ma era solo un sogno...”.

“Saanta Lucìa - maama mia/

  Porta dla ròoba in schèerpa mia/

  Cun la bóorsa dal papà/

  Saanta Lucia la purtarà/

 


1874 Una bambina coi suoi doni

Zelma Neri, moglie del fotografo Cinzio Gasparini, nel 1953, per il figlio piccolissimo scriveva una preghiera rimata a Santa Lucia:

Tu nella notte buia e scura

Silenziosa in ogni casa vai.

Tu, buona, entro ogni calzatura

Lasci un dono, un’auto o un tramvai

O un altro giocattolo desiderato

Da tanti giorni, tanto sognato

Quante ti attendono! Quante scarpette

Allineate sotto i camini

E i bimbi dormono già dalle sette

sognando bambole, orsacchiotti e trenini

Santa Lucia, io son piccino

Ma di una cosa vorrei pregarti

Mentre io dormo nel mio lettino

Deh, non passare senza fermarti!!!

Io non so scrivere la letterina

Per chieder dono, o questo o quello

Ma di pregarti ogni mattina

Non ho mancato da appena sveglio

No, non desidero tanti doni

Ma uno solo già tu lo sai

Esser segnato tra i bimbi buoni

Così son certo ti fermerai

Se poi vuoi portarmi un regalo soltanto

Io ti ringrazio tanto tanto.

Altro non chiedo o Santa Lucia

Che dei bimbi ce ne sono tanti

E non scordarti nessuna via:

falli felici tutti quanti//.

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In Carpi, là dove era il campo di concentramento di Fossoli, nell'immediato dopo guerra dopo fu abitazione degli Apolidi, quindi delle famiglie di Nomadelfia, poi divenne il Villaggio San Marco che raccoglieva i profughi Dalmati e Giuliani. Per bimbi di quella comunità, tradizionalmente, al posto di Santa Lucia, il 6 dicembre, arrivava San Nicola di Bari e per l'occasione come riportato da Antonio Zappador membro di quella comunità, sì recitava una filastrocca:

"San Niccolò de Bari/

La festa dei scolari/

El porta li regali/

A tutti quanti uguali/

E chi no farà festa/

Che baterem la testa! "

 

Giova ricordare che San Nicola di Bari, non è altri che Santa Claus, ovvero Babbo Natale, rilanciato a icona pubblicitaria dalla CocaCola negli anni ’30.

 


1960 ca Una bambina di Carpi felicissima… la mattina di Santa Lucia

 

Lara Daloli (Carpi):"Era molto "carpigiana" la tradizione della Messa di Santa Lucia nella chiesa di San Francesco, era celebrate dal Vescovo. Per trovare posto a sedere era necessario arrivare con largo anticipo! Dopo la Messa era d'obbligo il passaggio alla "pesca"! La pesca si teneva nei locali della canonica, si pagava per poter "pescare" un biglietto (piegato o arrotolato), il numero riportato corrispondeva a un oggetto che costituiva la vincita. La pesca è stata organizzata fino al terremoto del 2012"

 

Ancora oggi, seppur in modo assai diverso rispetto a un passato recente, Santa Lucia è conosciuta da tutta l’infanzia carpigiana come la santa che porta i doni durante la notte, doni molto più consistenti di quanto non fossero un tempo. Per l’occasione, i negozi di giocattoli, che rimangono aperti oltre il solito orario, sono letteralmente presi d’assalto da tutti coloro che in casa hanno bambini.



 

Ecco in conclusione la VERA storia di Santa Lucia. Chi è e perché si festeggia il 13 Dicembre di ogni anno.

Santa Lucia da Siracusa nacque nel 283 e morì martire, durante le persecuzioni di Diocleziano, il 13 dicembre 304.

La sua festa liturgica ricorre quindi il 13 dicembre, in prossimità del solstizio d’inverno, come sopra ricordato e proprio per questo motivo esiste il detto: “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”.

È considerata la protettrice degli occhi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini e viene spesso invocata nelle malattie degli occhi.

La devozione per la Santa siciliana è molto forte in Svezia (festa della luce) ma anche in alcune parti d’Italia, soprattutto in Trentino e nelle province di Udine, Bergamo, Verona, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena con Carpi. la venuta della vergine cristiana è attesa con ansia dai bambini perché Santa Lucia in groppa al suo asinello porta doni ai più piccini al posto di Babbo Natale e della Befana.

Qualche tempo prima della festa, i bambini scrivono a Santa Lucia una lettera in cui segnalano i regali che vorrebbero ricevere, perché sono stati buoni e meritevoli durante tutto l’anno.

In cambio dei regali, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, i bambini lasciano un piatto di farina per l’asinello, una tazza di caffè per Santa Lucia

Ma anche biscotti, vino, arance, fieno…

Santa Lucia, quando arriva, è sempre attenta a non farsi vedere e se qualche bambino cerca di stare sveglio per scorgerla, la Santa butta una manciata di cenere negli occhi dei curiosi!

La mattina del 13 al risveglio, che di solito per l’agitazione avviene parecchio prima dell’alba, la magia si compie!

Al loro risveglio, i bimbi trovano il piatto con le arance e i biscotti consumati, ma arricchito di caramelle e monete di cioccolato. Inoltre, a volte nascosti nella casa, i doni che avevano richiesti e che sono dispensati totalmente o parzialmente, secondo il comportamento tenuto

La calma è la virtù dei Forti e la fruuta l'è dai Ṡelòochi a Carpi Zelocchi - di Mauro D'Orazi

 

 

Prima versione 2019                          V08 del 10-09-2024

La calma è la virtù dei Forti

e la fruuta l'è dai Ṡelòochi

senza foto  se volete il file completo scrivetemi

Ingrossi di Frutta a Carpi

 di Mauro D’Orazi

Già nei primi del secolo scorso esistevano a Carpi due importanti ingrossi di frutta, in particolare quella secca: gli Zelocchi e i Forti. I primi con sede in via Ariosto, in passato avevano la bottega presso la Piazzetta sotto il portichetto a nord.

La ditta Zelocchi Loris srl nel suo sito web ricorda che nasceva agli inizi del secolo scorso (1905) come centro di raccolta per l’esportazione di frutta e uva da vino. Negli anni 20, dotatasi di macchine per l’essicazione e la tostatura di semi oleosi e creati rapporti commerciali con i paesi produttori, si qualifica come centro specializzato per la trasformazione di frutta secca e legumi. È stata all’avanguardia nelle moderne tecniche di selezione, tostatura, confezionamento e conservazione, si era inserita con successo anche nella Grande Distribuzione Organizzata con prodotti caratterizzati da elevato standard qualitativo.

I Forti invece hanno cessato la loro attività da parecchi decenni.

Tutte e due avevano le botteghe in Piazzetta a Carpi.

Ho trovato nel corso delle mie continue ricerche un po’ di materiale che raccolgo in questa sede.  


 


1914 Pubblicità della Ditta Zelocchi

 


1912 Cartolina commerciale della ditta Fratelli Zelocchi

 


1929 busta commerciale della Ditta Zelocchi

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Una volta si diceva a Carpi: “La calma è la virtù dei Forti e la fruuta l'è dai Ṡelòochi.” La frase è un gustoso nonsense carpigiano e si riferisce alle due conosciute e prestigiose famiglie di Carpi del secolo scorso, che entrambe commerciavano in frutta. Gli Zelocchi si trasferirono poi come sede di commercio all’ingrosso fra viale Ariosto e la linea ferrovia, una sito molto comodo per ricevere la merce, ad esempio la frutta secca.

 

Nel 1944 in sede di approvvigionamenti e razionamento si trova questa nota in Archivio Storico:

“PATATE

Maggio 1944: nel negozio magazzino del Signor Zelocchi in piazza Garibaldi, grazie all’intervento del Fascio locale, saranno distribuite patate al prezzo politico di £.0,60 il kg., da ottenersi utilizzando la tessera della carne.”

 

Renato Cucconi (Carpi luglio 2024) racconta sugli Zelocchi:

“Dal 1942 mio padre Enzo era il factotum di Loris Zelocchi commerciante all’ingrosso in frutta e alimenti vari. Tanti sono gli episodi eclatanti che mio padre dovette compiere e che oggi sembrano imprese impossibili.

Ad esempio con l'autocarro di Zelocchi, eseguendo un ordine militare, andava al campo di prigionia di Fossoli (nella prima fase quando era sotto comando italiano) a ritirare alimentari (e altro) consegnati dagli svizzeri (leggi … Croce Rossa internazionale) per i prigionieri militari inglesi con i quali qualcuno riusciva a parlare in francese. Ritirare, perché in parte e ingiustamente i custodi sequestravano del cibo per alimentare i civili della zona di Carpi. Capitò più di una volta, che durante il tragitto per Carpi, si sentissero dei rumori nel cassone, tanto da doversi fermare per vedere cosa stava succedendo; così scoprivano che qualche prigioniero si era nascosto per fuggire per evadere. A volte erano due prigionieri, che dovevano essere aiutati e fare in modo che contattasse chi li poteva assistere.

A quei tempi, chi frequentava l'università, come nel caso del futuro medico Virgilio Zelocchi, doveva imparare la lingua tedesca, tant'è che come interprete fu praticamente sequestrato dai nazisti e usato nei vari contatti con gli italiani. A un certo punto nelle vicinanze di Bolzano riuscì a telefonare a casa a Carpi avvisando i suoi che era stato colpito da polmonite e che se qualcuno non fosse andato a prenderlo, i tedeschi l'avrebbero deportato in Germania (e si sapeva cosa voleva dire). A questo punto Loris Zelocchi chiese a mio padre (che era titolare di permesso diurno atto al trasporto di alimentazione civile) se lo andava a prendere con l'auto (dei Zelocchi). Mio padre accetto e al mattino presto partì per recuperare povero Virgilio Zelocchi.

Arrivato a San Benedetto Po fu però fermato dai tedeschi che gli sequestrarono l'auto e lo misero al lavoro con altri per ripristinare il ponte sul Po. Giunta sera comprò da un contadino una bicicletta e fuggì di nascosto; non so quanti giorni impiegò, ma con abilità e fortuna riuscì a raggiungere il Zelocchi e riportarlo a casa a Carpi.

Posso dire che per tutta la vita, i Zelocchi si dimostrarono molto riconoscenti a mio padre e contribuirono generosamente per ogni avvenimento della sua vita.”

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1914 Pubblicità della Ditta Forti

 


1921 cartolina commerciale della ditta Fratelli Forti

 


Piazzetta 1920 ca a sn la sede della Ditta Forti

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La sig.ra Rina Forti, figlia di uno dei fratelli, recentemente scomparsa nel 2012, era la moglie di Novello Benatti e madre di Franco e di Paolo; spesso la si poteva vedere in biglietteria al Cinema Corso, di corso Fanti, o al Cinema Capitol di corso Cabassi; la voglio qui ricordare con affetto, perché era una cara amica di gioventù di mia madre. Mia madre mi raccontava che quando da piccole si vedevano a casa dell’amica, la merenda al pomeriggio era sempre ricca di frutta speciale molto buona.

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I Forti aveva il magazzino di frutta e verdura, solo per l'ingrosso, di fianco a Corsi il salumiere sul lato est della Piazzetta; il padre si trasferì nel magazzino in viale Manzoni qualche tempo dopo, e continuò (pur riducendo) l'attività del commercio frutta e verdura per qualche tempo, tanto che i suoi dipendenti aprirono anche loro una vendita analoga, prima in Trento e Trieste angolo Marco Meloni, e in seguito si trasferirono anche loro in piazza Garibaldi, sul lato ovest: la coperatiiva di frutaróo.

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Il cognome Zuffolini a Carpi di Lauro Zuffolini

 

Un saluto a tutti i presenti

Un ringraziamento a chi mi ha proposto e votato questa sera

Un ringraziamento al tutto il consiglio della Terre d’argine e al vice presidente Ferrari

Ci aspettano 5 anni di lavoro intenso e serio; l’Unione nei prossimi anni rafforzerà ancora i suoi scopi e i suoi compiti e il nostro consiglio sarà chiamato a discutere e ad approvare importanti provvedimenti che interesseranno la vita di più di 110 mila cittadini. Il nostro sarà un compito gravoso, continuo e nel contempo fondamentale per una buona vita dei nostri concittadini.

Saluto i dirigenti e il personale che ci accompagnerà con competenza in questi anni

Presiedere questo consiglio significherà rispettare lo statuto dell’unione e il regolamento di questa assemblea, ma c’è un terzo elemento che per il mio carattere è preminente (come ho sempre detto anche in passato... ) e cui tengo moltissimo: il buon senso!

Il buon senso accompagnato dallo scambio di opinioni e dalla reciproca tolleranza, cercando di appianare le eventuali divergenze sulle questioni procedurali.

Mi preme poi che le sedute consiliari siano concrete e produttive, nel rispetto dei tempi di intervento dei singoli consiglieri, anche se in sede di bilancio i tempi saranno certamente più ampi per approfondire al max questi importanti documenti programmatici.

Alla fine dello scorso mandato, dopo un lungo, ma produttivo confronto, proprio nell’ultima seduta abbiamo approvato una modifica al regolamento che prevede lo svolgimento delle sedute delle ns commissioni in modalità mista di persona e on line. Ciò consentirà una migliore presenza sopratutto per i consiglieri e penso in particolare ad alcune casistiche …ai più lontani, ai periodi invernali, ai consiglieri leggermente indisposti o con problemi di famiglia e lavoro. Nei prossimi mesi vedremo se la modifica (come penso) porterà effetti positivi.

Come sapete io sono un emozionato cultore di tradizioni locali e considero i quattro comuni anche da questo punto di vista dei fratelli stretti; non amo il becero campanilismo e ho sempre cercato di trovare, studiare, raffrontare ed esaltare i fattori di area vasta che ci caratterizzano, mettendone in rilievo con amore e passione gli elementi comuni e quelli differenti, in un intreccio virtuoso che esalti le nostre storie e i nostri dialetti.

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Circa il ruolo del presidente del consiglio dell’unione mi piace ricordare che all’inizio del precedente mandato non aveva a disposizione praticamente nessun supporto tecnico, logistico e amministrativo.

Ho lottato con determinazione per avere un ufficio e una segreteria e perché questo ruolo fosse tenuto ufficialmente nella giusta considerazione.

Si tratta di fare uscire da questa aula l’importanza del ruolo dell’Unione. Le Td A hanno ormai  ben 18 anni e gestiscono il fiore, il garullo delle attività locali;  amministriamo circa due terzi dei compiti dei 4 comuni tra cui sottolineo le grandi attività di punta …

della scuola, dei servizi sociali, della polizia locale e dei servizi informatici.

Tutte queste azioni hanno un fortissimo impatto con la gente, con le famiglie e caratterizzano la bontà e l’alta qualità del nostro saper amministrare.

Ebbene dopo tanti anni e nonostante la straordinaria importanza dei compiti che vengono svolti, noto con disappunto che la percezione dell‘esistenza dell’Unione fra i cittadini é labile, indefinita e forse misteriosa.

Per cercare almeno in parte di diminuire questo gap di non conoscenza, di non adeguata percezione, mi sono sempre fatto parte attiva per rimarcare il ruolo del presidente del consiglio, ma nel contempo del nostro consiglio e in definitiva dell’Unione stessa, che ripeto é un vanto della ns territorio. E di questa mia azione mi é boun testimone il ns Direttore Generale (che ringrazio) che mi ha supportato, ma anche sopportato nelle mie richieste insistenti di visibilità.

Continuerò per quanto possibile su questa strada.

Grazie e buon lavoro a tutti Lauro Zuffolini