domenica 7 dicembre 2014

Carlo Codga (Cotica) e il Duca Passerino - dialetto carpigiano - Carpi - Mauro D'Orazi



Cotiche e Passerini
 Carlo Còddga e al Ducca Pasarèin
* ”Al custumèeva ai tèimp èd Carlo Còddga” o “dal Ducca Pasarèin” … queste frasi indicano tempi antichi con cose o situazioni non più all'altezza del momento attuale; è provabile che questo Carlo Cotica sia una figura immaginaria, mentre il Duca Passerino fu un antico signore di Carpi nel ‘300, il ghibellino Rainaldo Bonaccolsi.
Varie però sono teorie sul Cotica e di seguito ne riporto un paio, sempre riferite a quando si vuole intendere qualcosa di molto vecchio e sorpassato.
L'origine di quest'espressione si può far risalire al 1700, quando era invalsa la consuetudine presso gli uomini di lisciarsi i capelli utilizzando del grasso di maiale, cioè applicando la cotenna di maiale (cotica / còddga) sul codino per mantenerlo compatto e lucido.
Con l'espressione " ai tèimp èd Carlo Còddga " si intende appunto dire: "quando si usava la cotenna per acconciarsi i capelli", una cosa passata in totale disuso, già nel 1800 e considerata perciò estremamente adatta ad indicare qualcosa di vecchio e assolutamente sorpassato.
Tra che la gente si lavava poco e la puzza di rancido, non oso pensare al tanfo nauseabondo.

Una seconda teoria si rifà alla circostanza che, nel primo Ottocento, il servo delle vecchie casate veniva chiamato còddga, perché indossava la marsina con le falde (cioè i còodegh). Il senso è ovviamente lo stesso, cioè qualcosa di superato.

Giuseppe Quartieri (Modena) conferma e arricchisce la disamina:
Carlo Còddga - legate questo nome vi sono due spiegazioni, una riguarda l’espressione “ai tempi di Carlo Cotica”: la frase indica un tempo antico con cose o situazioni non più all'altezza del momento attuale; in italiano corrisponde alla frase “Al tempo in cui Berta filava”, in dialetto “Ai tèimp dal ducca Pasarèin”, “Al tèimp dal fòoli” ecc…
L’altra riguarda il nome Carlo Còddga, che significa illustre sconosciuto, incapace, poco raccomandabile.
L'origine dell’espressione si può far risalire al Settecento, quando era invalsa la consuetudine presso gli uomini di lisciarsi i capelli utilizzando del grasso di maiale, cioè applicando la cotenna di maiale (còddga) sul codino per mantenerlo compatto e lucido.
Con l'espressione ai tèimp èd Carlo Còddga si intende appunto dire: "quando si usava la cotenna per acconciarsi i capelli", una cosa passata in totale disuso, già nel 1800 e considerata perciò estremamente adatta ad indicare qualcosa di vecchio e assolutamente sorpassato.
Una seconda teoria si rifà alla circostanza che, nel primo Ottocento, il servo delle vecchie casate veniva chiamato còddga, perché indossava la marsina con le falde (cioè al còddghi). Il senso è ovviamente lo stesso, cioè qualcosa di superato.

Per quanto riguarda il nome Carlo, alcuni si sono sbizzarriti su origini più o meno fantasiose, chi ha pensato a Carlo Magno, chi a Carlo il Calvo, ecc..., in realtà si tratta molto probabilmente di un nome generico di un’immaginaria persona per indicare, in modo esemplificativo, un individuo qualsiasi vissuto in epoca molto antica, non più attuale e completamente superato.
Espressioni simili ne abbiamo in quasi tutte le lingue.
In italiano, i nomi generici “(un) Tizio”, “Tizio, Caio e Sempronio”, “Pinco Pallino”, “Tal dei Tali”, “Nomen nescio (N.N.)”, “sig. Rossi”, “Mario Rossi”, "Mario Bianchi, “Pippo”, "la casalinga di Voghera" costituiscono una forma che prende il nome di variabile metasintattica, utilizzata anche in programmazione e in informatica.

Éeser cóome Carlo Còddga, essere un illustre sconosciuto.
L è 'na còddga, è un incapace, poco raccomandabile.
Te gh èe pròopia ’na tachèeda dal tèimp èd Carlo Còddga! Hai proprio un look antiquato!

1 commento:

  1. Il codino, prima della Rivoluzione Francese, non era per i nobili una semplice acconciatura, ma un segno distintivo della propria casta. Dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna (1815) sanciva il ritorno alla Restaurazione. Nasce così l'aggettivo "codino" per indicare persona "conservatrice, retrograda e reazionaria". Lo stesso Francesco I d'Austria al suo ritorno a Milano (31 dicembre 1815) viene accolto, dal popolo minuto, da un "Vattene tu con il codino e la parrucca". I Codini, dopo il Congresso di Vienna, partigiani del Re o nostalgici dell'Antico Regime, erano però fuori dalla Storia, nelle valutazioni dei milanesi del popolo. "Al temp de Carlo Codega" costituisce così l'evoluzione e l'adattamento del modo di dire "Del temp de Carlo V" riportato dal Cherubini nella prima edizione del suo vocabolario del 1814. Il Restelli, nel 1885, lo associa anche al modo di dire "Al temp de ducca vicc" (=vecchio duca), in riferimento al Ducato di Milano e a circostanze ormai superate dalla Storia. L'Arrighi (1896) riporta "Al temp de Carlo V".

    Tutte espressioni che riportano ad un tempo passato e destinato a non tornare. Quello di Carlo V e del Ducato di Milano.

    Questo modo di dire nasce quindi con un significato "politico" che, nel tempo, ha continuato a indicare cose o circostanze superate dagli avvenimenti o dalla Storia. Ecco perché a Milano, ancora adesso, Carlo Codega esprime qualcosa di "definitivamente" superato e destinato a non tornare.

    Marco Boriani

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grazie