martedì 13 novembre 2012

Il noleggio di auto e moto di Mauro D'Orazi Carpi Dialetto


Al nolègg’
(Il noleggio)
                                                                      di Mauro D’Orazi
testo iniziale 30-08-2012                                      v24 del  13-10-2012
  
Nel dopo guerra e, in particolare, negli anni ’50 si diffuse anche a Carpi la pratica del noleggio di scooter, moto e auto.
Carlo Alberto Parmeggiani ricorda che il mercato delle moto a noleggio era allora fiorente, visto che dava modo, a chi era a corto di quattrini, di passarsi una bella domenica d'estate in giro per il lago o la montagna a cavallo di una moto e con la fidanzata per il costo suppergiù di un paio di giornate di lavoro.
Il fenomeno durò fino agli anni ’60 per poi lentamente scomparire, grazie al boom e al forte miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, che permise un diffuso aumento di acquisti personali di mezzi a motore.
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Nelle curiose foto che seguono vediamo un singolare tentativo di convertire una bottega di maniscalco (Lamberto Martinelli) in Piazzale Ramazzini in un punto di noleggio e manutenzione di moto.
Questo tentativo ebbe però breve durata, fino al 1953.

Personalmente ricordo con piacere una domenica mattina di giugno, penso del ’57, quando mio padre arrivò con una Fiat Giardinetta, presa a noleggio da Abele Luppi (biciclista di Corso Fanti, presso il Voltone) e andammo con mia madre sul Lago di Garda.
 
Fiat Giardinetta
Quella volta mio padre prese in affitto anche una piccola macchina fotografica a soffietto per immortalare l’evento.
Partimmo felici, io nel sedile davanti per attenuare i problemi di mal d’auto, regolarmente muniti di panini, frutta e thermos col tè.
    
Macchina fotografica a soffietto e thermos vintage
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Luciana Tosi ha bene in mente quando i suoi presero l'auto a noleggio con l'autista per andare a un matrimonio a Bologna. Era il 1953 e Bologna si presentò enorme ai suoi occhi. Quante rotaie e il treno passava sotto ... Incredibile!
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Mariella Bellintani rammenta che nel 1963 in via Curzio Arletti, una stradina vicino a Corso Roma dove abitava, c'era un certo Sacchetti (che poi andò in via S. Santi, la strada a lato della carrozzeria Ariani) che dava a noleggio le automobili. Con i soldi degli straordinari guadagnati al sabato pomeriggio prendeva a noleggio un’auto e scorazzava per due o tre ore, in base alle lire che aveva a disposizione. Allora naturalmente non possedeva l'automobile, ma erano gran bei tempi.

William Lugli ha in mente che in un sèert perìod a s catèeva a nòol ’na MG spider (per un certo periodo si poteva trovare a nolo una MG inglese). Lui era troppo piccolo, ma un sò amìigh più graand l andèeva via cun ’n èeter ancòrra più graand ch al gh iiva la patèint (ma un suo amico più grande andava via con un altro ancora più grande, che aveva la patente). Prendevano la macchina per una domenica pomeriggio, ma siccome i soldi erano pochi facevano pochi chilometri. Si divertivano però a fermarsi davanti a un bar affollato, scendere e aprire il cofano così da scoperchiare gran parte del motore. Poi uno dentro la macchina sgasava e l'altro auscultava con fare da esperto il motore, poi scuotendo la testa diceva: "A t l iiva ditt che cal ṡiglóor ché a nn andèeva mìa bèin! (Te l’avevo dello che questo getto del carburatore non andava bene!)"
Ovviamente la platea del bar osservava a bocca aperta la scenetta.

Renato Cucconi quando voleva fare bella figura andava da Scachetti, perché aveva un bel parco macchine. C’erano, tra le altre a disposizione, la Fiat 1100 cun al còvvi lunnghi a duu culóor (con le code lunghe a due colori) e la FIAT 1300, detta fanalòun, cun al caambi al volàant e ch l’éera ’na gràan maachina (detta “fanalone”, per i sui ampi fari, con il cambio al volante, e che era un gran bel mezzo).
Quàand te dgiiv ch la fèeva più di sèint a l'óora, a sembréeva èd diir chisà còosa … (quando dicevi che faceva più di cento all’ora, sembrava di dire una cosa eccezionale).
       
Anni ’60 - Le Fiat 1100 e 1300
Quando si voleva andare a ballare cun al “fanalòun”, bisognava prenotarlo con un certo anticipo per poterlo avere a disposizione. Ciò consentiva di far vedere alle ragazze sempre la stessa auto e di conseguenza far pensare che fosse davvero tua. Biṡgniiva fèer bèela figuura cun al balarèini. Ma prima o poi i gniiven a savéer la veritèe e che al maasim te gh iiv  ’na Lambrètta o ’na Vèespa. Che deluṡiòun ... e  s ciapèeva aanch di ciocapiàat, ma a n gh éera èeter … (Bisognava fare bella figura con le ragazze che si trovavano a ballare. Ma prima o poi la verità emergeva e si prendeva anche del ciocca piatti, ma allora non c’erano molte alternative per tentare di cuccare).
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Un noleggio del tutto particolare è menzionato da Mauro Magri. Dal 1946 in poi sul lato sinistro scoperto, subito prima dell'inizio del portico di S. Nicolò, c'era una bottega che noleggiava delle macchinine a pedali per bambini. Lui era un utente assiduo. Il percorso era in salita e faticoso fino al giardino davanti a S. Nicolò, ma la discesa poi compensava lo sforzo.

Non si possono poi dimenticare negli anni ’60 le macchinine a noleggio che c'erano al Parco, il guardiano col cappello da posteggiatore e la casetta con la cassa, 10 lire tre giri pista, con fermata alla fontanina per bere, anche se non avevi sete
 











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Espedienti per pagar meno

    
I cosiddetti … arlòoi

Molti e curiosi gli espedienti per cercare di pagare meno i noleggi, facendo risultare un chilometraggio minore, ciò anche grazie ai contachilometri meccanici di allora, a filo flessibile in trasmissione diretta, che consentivano èd dèer gh indrée (darci indietro).
Erminio Ascari ricorda che era intorno al 1950 e abitava ancora a Budrione. Sulla strada vide un signore intento a una strana operazione: stava spingendo la moto in retromarcia. Notando la stramberia della cosa allora io e il mio amico, col quale stavo giocando, molto incuriositi gli chiedemmo il motivo. La risposta fu che non aveva abbastanza soldi per pagarsi il noleggio del mezzo e così andando in retromarcia si sarebbero (secondo lui) cancellati i chilometri ed avrebbe pagato di meno. A posteriori imparai poi che i chilometri indietro, di solito, non si cancellano”. Chissà come andò a finire quella volta? In ogni caso avrebbe meritato uno sconto solo per l'improba fatica fatta? Come andò a finire? Forse avrebbe meritato lo sconto solo per la distanza percorsa a piedi.

Parmeggiani annota che negli anni ‘60 i giovanotti di allora dell'Armagni o del Dorando, appena patentati e a corto di sostanze, erano soliti affittare la domenica mattina auto perlopiù sportive dal noleggiatore vicino alla stazione dei treni. L'auto più gettonata era una Triumph Spitfire 1300 cc.
Triumph Spitfire 1300 cc

Un’elegante spyderina bianca che ne vide di tutti colori; poco dopo essere partiti si staccava il flessibile del conta chilometri per poi riattaccarlo poco prima di tornare. Oppure, prima di riconsegnarla a tarda sera si innestava il flessibile nel mandrino di un trapano a mano per farlo andare all'indietro e così gabbare di non poche lire l'esoso noleggiatore. Che poi costui, però, si fece furbo e piombò l'innesto del flessibile con il contagiri.

William Lugli, quando sottraeva di nascosto la Lambretta dello zio per fare qualche giro, si limitava a staccare momentaneamente il filo del contachilometri.

Graziano Forghieri ricorda che alla fine degli anni ’50, fra i tanti noleggiatori, c’era anche Pgnàata (Pignatti) che in una budghìina vicino alla Cagnóola, dopo il Molino Verrini, dava in affitto delle moto MiVal.
I ragazzi al sabato i tuliiven al mòoto a nòol (prendevano le moto a nolo) per andare al ballare alla sera a Correggio o in altri posti in zona.
Turnèe prèesti! A m arcmàand! Primma èd meṡanòot … ch a vóoi andèer a lèet! (Tornate presto prima di mezzanotte, perché voglio andare a  letto.
Al stàaga tranquìll!”  Difàati i turnèeven a trée óor èd nòot.(Stia tranquillo! - Di fatti tornavano regolarmente alle tre).
Pignatti quella notte arrivò giù in vestaglia brontolando; erano arrivati quattro ragazzi con due moto. Prese il suo quadernino a quadretti dove annotava le targhe e la cifra dei chilometri di partenza per confrontarli con quelli di arrivo, fare la sottrazione e calcolare la tariffa da pagare.
Segnò la cifra appena letta, sotto quella scritta in precedenza, fece la sottrazione … ma … c’era qualcosa che non andava: il risultato era NEGATIVO. Meno chilometri di quando erano partiti.
óo ragàas … l è trée óor èd nòot … va bèin tutt … ma ch a sìa mè a dvéer dèer v èn indrée … a m pèer un pòo tròop!!!! (Cari i miei ragazzi, è tardi, va bene tutto, ma che sia io a dovervi dare indietro dei soldi … mi pare vieppiù eccessivo)”.
Quale astuto trucco avevano escogitato i birbantelli?
Ritornati a Carpi mettevano le due moto sul cavalletto, una davanti all’altra, facevano girare la ruota dietro di una moto in aderenza con la gomma davanti dell’altra (tenuta sollevata) che naturalmente andava all’indietro, trascinando al decrescere anche il contachilometri.
Solo che quella volta avevano esagerato.

Finale davvero divertente e non c'è che dire! Molta parte del genio della carpigianità stava tutta e sta ancora nel fregare il prossimo, talvolta esagerando fino a rasentare l'idiozia.

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