venerdì 11 dicembre 2015

Al caan - Il Cane frasi in dialetto carpigiano - Carpi - di Mauro D'Orazi



Prima stesura 30-09-2015                                          v04 del 02-09-2015

Al caan
Il cane, l’amico dell’uomo
Frasi e modi di dire nel dialetto
di Mauro D’Orazi

Il cane, come è noto, è il miglior amico dell’uomo; naturalmente anche il nostro dialetto possiede molto frasi e modi di dire riferito a questo prezioso amico.
Come sempre nel dialetto troviamo tutte le sfumature e ironie possibili e non di rado persone di poco pregio vengono accomunate a questo animale.

Drisèer al gaambi ai caan.  Raddrizzare le gambe ai cani, cioè tentare l’impossibile e di conseguenza lavorare per nulla sprecando fatica.
La gh à dóo gaambi ch a gh paasa un caan còn un bastòun (o un òos) in bòcca. Ha due gambe che in mezzo ci passerebbe un cane con un bastone o un osso in bocca!
L è furtunèe cóome un caan in céeṡa. - È fortunato come un cane in chiesa. Naturalmente è riferito a persone perseguitate da grande sfortuna, perché in chiesa i cani venivano subito scacciati con qualsiasi mezzo, come se non fossero di Dio anche loro. Forse con l'unica eccezione, per qualche speciale funzione, della giornata del 17 gennaio per Sant'Antonio protettore delle bestie.

Èsser un caan. Essere un cane, cioè lavorar male. La stessa espressione la si usa per chi canta stonato.
Avèer ‘na faam da caan da cuntadèin. Avere una fame da cane da contadino, cioè insaziabile.
Al camaràant l è un grèed sòtt al caan dal cuntadèin: un bracciante è un grado sotto il cane del contadino. Un esempio della considerazione in cui era tenuto il bracciante.
La va da caan; va da cani, malissimo.
A gh è un frèdd da caan; c’è un freddo da cani, intenso.
Dàai a cal caan!: dai addosso sempre a quel cane. Il bersaglio della sventura o della persecuzione, a torto o a ragione, è sempre lo stesso.
L è un caan gròos; una persona importante.
L è un cagnàss; persona di cui si deve diffidare, negativamente molto capace e abile, anche grossolanamente, nel saltar fuori da difficili situazioni.
A s è visst di caan caghèer di viulèin e po’ vultèers indrée a sunèer i: si è visto anche dei cani cagare dei violini e poi pure voltarsi indietro a suonarli. Una bella frase surreale che si usa dalle nostre parti per indicare che possono sempre accadere delle cose le più strane e imprevedibili; oppure quando si vede qualcuno riuscire, contro ogni ragionevole previsione, in un’impresa che appariva impossibile. È quindi necessario, in una certa situazione incerta o delicata, stare preventivamente bene in guardia, ma anche dubitare che le cose si siano svolte correttamente.
Avèer un fièe da caan.  Avere un fiato puzzolente come un cane, soffrire di alitosi.
Mò tèeṡ tè, te nn èe gnaanch catèe un caan ch al t pissa ind la stanèela!: ma taci tu che non hai trovato neanche un cane di pisci sulla veste! Quando si discute con una ragazza nubile che non è ancora riuscita a trovare marito.
 
Tra le tante espressioni curiose c’è… ciapèer al tròot dal caan (prendere il trotto del cane), che significa pressappoco andarsene, allontanarsi più o meno alla chetichella. Senza dubbio il cane può correre, saltare, galoppare inseguendo la selvaggina, avventarsi ringhiando contro ladri e postini. Ma quando se ne va tranquillo per gli affari suoi, usando ogni tanto naso e vescica, possiamo dire proprio che procede trotterellando e il dialetto ha usato questa immagine paragonandola a un essere umano che decide improvvisamente di allontanarsi in modo sommesso.
Èsser un caan da paièer; essere un cane da pagliaio; si dice di persona capace solo a parole.
Un caan afamèe a n bèeda al bastunèedi. Un cane affamato non teme le bastonate; ciò quando non si può fare altro, si accettano anche cose negative.
Tutt i caan i scuàasen la còvva e tutt i caiòun i diiṡen la sùa: tutti i cani scuotono la coda e tutti i minchioni dicono la loro.
Per gniinta a n scuàasa la còvva gnaanch un caan. Per niente non scuote la coda nemmeno un cane.
Lè abituèe cóome un caan andèer a pèe. È abituato come un cane ad andare a piedi.
Luntàan dal cuul di mull, dal muuṡ di caan e da chi gh à sèmmper la curòuna in maan: è vivamente consigliato di stare lontano dal posteriore dei muli (scalciano), dal muso dei cani (mordono) e da chi tiene sempre la corona in mano (mentitori e bigotti), i cosiddetti biàasa curòuni.
   preti

Caan, s al va fòort! Accipicchia, quanto va forte!
Poi mi sembra anche riguardo ai cani, che in caso di martellata su un dito si usi invocare nelle nostre zone una strana parentela cun un ṡìo (con uno zio).
Ciapèer 'na cagnèeda. Prendere una rabbiosa sgridata.
A n gh éera gnaanch un caan; non c'era nessuno, nemmeno un cane.
Ch a crèppa l'avarissia! A magnòmm ’n óov in trii, la balòota al ragasóol e al cèer al dòmm al caan: che crepi l'avarizia! Mangiamo un uovo in tre, diamo il tuorlo al bambino e l'albume al cane.
Saampa d caan, còvva d riss, chi naas caiòun... màai più guarìss!
Zampa di cane, coda di riccio. Chi nasce stolto... mai più guarisce!
Faacia da cuul da caan da caasa, è più bèel al mè cuul che la tó faacia: faccia da culo (da cane da caccia, è più bello il mio culo che la tua faccia); espressione usata come moto scherzoso fra amici o per indicare una persona dal viso poco gradevole, che non ispira fiducia e simpatia
Descrizione: http://a5.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/s320x320/427578_324935210878947_100000874129271_938183_486247825_n.jpg

Al vóol baièer al pòost dal caan: vuole abbaiare al posto del cane. Si dice di persona che, spinta da eccessivo zelo e da incontrollabile presunzione che il suo operato sia sempre necessario, anche quando non richiesto o fuori luogo, si imbarazza perniciosamente di cose che non lo riguardano, col penoso risultato di provocare danni e si mettersi pure nei guai. Sono i contagiati dal virus incurabile del faso tuto mì! o del ghe pensi mì! A la lèerga!... dunque da costoro. Bisogna evitare queste persone con cura! E soprattutto mai imbarasèeres e assolvere compiti che spettano ad altri.

Còorp saan al pissa cóome un caan: un corpo sano piscia come un cane. Dunque tantissimo. Saggezza popolare.

Al pèer al caan d un sgnóor (cun l òos in bòcca): sembra il cane di un signore con un osso in bocca; questa frase è riferita a chi, non di grandi mezzi o stile, riesce a vestirsi "bene" per un’occasione, ma non avendo comunque, né finezza o distinzione, viene apostrofato crudelmente in questo modo. Si sbeffeggia dunque una persona che si crede elegante, ma non lo è, diventando persino ridicola.

1 commento:

grazie