domenica 15 settembre 2013

Sirudella Per 60 anni compleanno Nadia - dialetto carpigiano - Mauro D'Orazi - Carpi - Nadia Davolio


Fèer ssaanta
Per il 60° compleanno di Nadia Davolio
economa del Comune di Carpi

Cara Nadia,
bòun compleàan!
A t avgùur d arivèer a sèint àan !

Fèer ssaanta l è un bèel traguèerd!
Mò a n avèer pasiòun
a t gnarà tèerd,
per tirèer la tó pensiòun!

Fra bìiro, fóoi e quaderèen,
fra vistìi da istèe e da inverèen,
a gh è taanta chèerta ch a gìira,
chè a n vìin mai più sìira!

Sindèegh, asesóor e dirigìint …
te servìss a taanta gìint!
Impieghèe e capufissi
tutt i dèe l è un bèel suplissi!

Ma savìi s ìit faan pinsèer?
“Andèe bèin tutt a caghèer!”
chè la vitta l’è una sóola
ed è giussta ch mè a vv  móola!
**

Mò a gh è un quèel ch a n ò capìi:
tè comunissta e mè democristiàan,
cóome a iòmm faat, pasèe taant àan,
a capitèer dèinter al stèss partìi!

Mauro D’Orazi

                                  Carpi, 25 luglio 2013

Ricordo di Franco Bizzoccoli - Carpi dialetto carpigiano di Mauro d'orazi

Stesura iniziale 14-07-2014                                 V 06 del 23-07-2014
Ricordo di Franco
di Mauro D’Orazi

Questo fraterno ricordo riguarda Franco Bizzoccoli, Il MARINAIO, Al marinèer, un personaggio carpigiano reale, ma che sembravava uscito dall’epica e avventurosa fantasia di Hugo Pratt. A lui ho dedicato il mio secondo libro La Ruscaróola èd Chèerp DUE; questo perché per me Franco rapprensenta il “genius loci” di Carpi.
Passare il suo esame sul dialetto e le tradizioni della nostra città era FONDAMENTALE e lui non si è mai tirato indietro, controllando, correggendo e suggerendo. Dovevo superare la sua sospettosa diffidenza, dovuta ai limiti della mia discendenza carpigiana solo al 50%. Mi ha raccontato un’infinità di storie dal nonno fabbro e massone (che gli fece quasi da padre, essendo rimasto orfano presto), che lo educò alla libertà e al libero pensiero, ai sui tanti viaggi da marinaio in tutto il mondo; dal palombaro sminatore di porti, alla Legione Straniera; dal canale di Panama al signor Fish carpigiano in Africa, alla lotta contro la bieca dittatura greca, alla frequentazione dei migliori registi e attori italiani degli anni 70- 80, al gioco d’azzardo al fumo di ogni tipo di tabacco, causa principale della sua scomparsa.
Lo spirito anarchico irriducibile, la sua strenua opposizione alle ingiustizie, al perbenismo del potere e alle menzogne istituzionali lo hanno sempre caratterizzato. Era ciò che si dice a Carpi un arvèers, un rovescio. Socialista, Radicale, capace, come minacciosamente spesso minacciava, di influenzare il voto e l’opinione èd sesèint culatèin èd Chèerp (di seicento gay di Carpi).
**
Una vita densa e avventurosa che me lo ha fatto considerare a buona ragione il nostro “Corto Maltese” carpigiano.
  
Corto Maltese
Il suo narrarre affabulante ci ha sempre affascinato con storie di mare, di viaggi in paesi lontani, di incontri strabilianti, di missioni speciali in Indocina, nei mari del Mediterraneo e in Africa.
Facendo roteare a mezz’altezza il suo indice sinistro, ornato con orgoglio dell’anello massonico del nonno (con la squadra e compasso) raccontava, descriveva, pennellava situazioni e personaggi, rievocava, illustrava, ecc… con una ricchezza di particolari che sembrava di essere lì, mentre succedevano le cose, mentra la prua della petroliera tagliava l’oceano atlantico.
Non c’era posto che il nostro marinaio non avesse visitato.
Non c’era persona famosa che non avesse incrociato.
Non c’era cosa o storia che non sapesse sulla nostra città.
E in effetti di Carpi e dei carpigiani al saviiva tutt:
vitta, mòort e miraacol.
Mi ha sempre dato il suo appassionato contributo sulle vicende carpigiane, descrivendo luci e ombre dei vari personaggi, anche i particolari che NON si potevano scrivere.
Mi ha regalo, a me più giovane, nato dopo la guerra, le storie e lo spirito intimo di una “vecchia” città che ormai non c’è quasi più, ma sulla quale è appoggiata la realtà d’oggi, anche se in pochi riescono o possono ricordarlo.
A lui è dedicato anche un modo di dire, quasi una laurea honoris causa meritata sul campo:
A l à ditt Bisòochel!”
(Lo ha detto Bizzoccoli!)
Nel senso che, quanto riferito su una certa faccenda o individuo, era certo la verità e …  e più non dimandare!”, citando Dante.
Anche perché LUI c’era… c’era di sicuro, o, se non c’era, si trovava comunque molto vicino!
Non era un uomo perfetto, anzi… aveva mille difetti e diecimila debolezze.
Il caustico Mauro Prandi lo chiamava Frank Monozoccolo, perché “l’altro”… lo aveva perso a concia.
Ma aveva centomila qualità e un milione di pregi; cose, queste ultime, che compensavano abbondantemente il bilancio del suo essere, della positività di uomo di libero persiero e azione che intende lasciare un mondo almeno un po’ migliore di come lo aveva trovato.
Una moglie, due figlie, una madre che ha amato tantissimo; un cagnone, la Tata, mastino napoletano, che era una di famiglia.
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Ci ha lasciato il 14 luglio 2014, il giorno della Presa della Bastiglia, un evento storico di riscatto dell’uomo a cui teneva moltissimo. Liberté, Egalité, Fraternité (Libertà, Uguaglianza, Fratellanza) era il trinomio, il motto sacro della Rivoluzione Francese, ma anche il suo.
Nella sua ultima, tragica e dolorosa notte, la frase che ha ripetuto cento volte con insistenza, come estremo lascito ai sui familiari, è stata: “Un solo pensiero mi ha guidato: LA LIBERTÀ!
    Carpi, 14-7-2014  Mauro D’Orazi che si onora di essere stato suo amico.
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La lapide della Presa di Roma alla “tirannide papale”
In questa foto si vedono Bizzoccoli, il vescovo Tinti, il sindaco Campedelli e don Ivo, il 20 settembre 2010 (140° anniversario della Breccia di Porta Pia), mentre di fronte alla lapide in Piazza discutono sulla “tirannide papale”, parole incise sulla lapide stessa. L’incontro di conciliazione fu organizzato dall’allora Presidente del Consiglio Comunale Giovanni Taurasi.
Puntualmente ogni XX settembre (Presa di Roma al Papato), Bizzoccoli faceva mettere una corona sulla lapide in Piazza, posta sul Torrione degli spagnoli, a nome del “Circolo del Libero Pensiero Giordano Bruno” di Carpi; un’incombenza, un dovere morale, un’appuntamento fisso che aveva ereditato dal compianto avv Guido Borelli 30°.
15 luglio 2014 - ore 16,35 Franco Bizzoccoli passa per l'ultima volta nella sua Piazza e davanti alla lapide del 20 settembre 2014 – Presa di Roma
Foto Federico Massari
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da VOCE di Carpi
14 luglio 2014 – All'età di 84 anni Franco Bizzoccoli, Il Marinaio, si è spento nelle prime ore di questa mattina, all'ospedale Ramazzini dove era stato ricoverato per un aggravamento delle condizioni di salute. Figura notissima in città, vigile in pensione, Bizzoccoli aveva alle spalle un'esistenza avventurosa, vissuta come marinaio della marina mercantile e come combattente nella Legione straniera tra Indocina e Africa, prima di stabilirsi definitivamente nella propria città d'origine. Spirito libero e anarchico militante, fra i fondatori del circolo del Libero Pensiero, aveva stretto numerose amicizie negli ambienti romani del cinema, a partire dal regista Giuliano Montaldo e dall'attore Gian Maria Volontè, arrivando a recitare in due film dello stesso Montaldo – "L'Agnese va a morire” del 1976 con Ingrid Thulin e "Il giocattolo”, del 1979, insieme a Nino Manfredi – e "Maledetti vi amerò” di Marco Tullio Giordana, del 1980. Da militante, ebbe un ruolo nel sostegno e nella liberazione di Alexis Panagoulis, l'ufficiale greco imprigionato e torturato dai colonnelli dopo il colpo di stato del 1966. In città era divenuto un simbolo della carpigianità, un custode della memoria, uno degli ultimi testimoni della vita al campo di concentramento di Fossoli dove aveva lavorato da garzone di muratore, oltre a rappresentare un riferimento contro ogni forma di sopruso e un pungolo costante per i poteri locali.

Sogno - Mia   madre     mi    saluta - - 
di Mauro D’Orazi
Carpi, 23 Luglio 2013                Era il 2013-07-14
In questi lunghi anni di sua crudele e orribile malattia, che ottenebra il cervello e il fisico, non avevo mai sognato mia madre.
MAI! Assolutamente MAI!
Due domeniche fa, il 14 luglio, mi apro gli occhi alle 6 circa, anche se non c'è la sveglia puntata, mi alzo un attimo, torno a letto e mi riaddormento.
Faccio un sogno brevissimo, ma vivissimo:
ho la faccia nel buio, non capisco! Alzo lentamente in su la testa, cercando di capire. Vedo la figura e il volto di mia madre sopra di me; io sono inginocchiato per terra e ho la mia faccia rannicchiata e appoggiata disperatamente appena sopra le sue ginocchia, come si fa da piccoli per ottenere conforto e protezione.
Lo scuro che avevo visto era quello della sua veste che mi comprimeva il viso e gli occhi.
Lei è seduta su una sedia, vestita di grigio scuro, ha circa settant'anni, in piena forma; certo per questo importante momento, vuole i capelli bianchi gonfi e curati, come quando usciva dalla parrucchiera, dove andava tutti i venerdì di fronte a casa nostra.
E' con le ginocchia strette in una posizione compostissima.
Io stupefatto la guardo dal basso verso l'alto e lei mi sorride luminosa e con dolcezza mi accarezza la testa.
Mi sveglio di colpa in preda a una disperazione e un' angoscia totali, il cuore c'è l'ho in gola e mi batte fortissimo.
Il mercoledì successivo mia madre va in crisi: polmonite!
Troppo per un fisico già al lumicino.
Domenica 21 luglio alle 3 di notte, con un ultimo sospiro, ci lascia gentilmente così come aveva vissuto: è stata meravigliosa, amorevole, dolce e generosa. Cosa si poteva chiedere di più a una madre e a una donna la cui infanzia era stata terribilmente segnata da lutti, malattie e disastri economici della sua famiglia un tempo benestante.
Ripensando all'accaduto, nulla può togliermi la convinzione che con quel sogno e con quei gesti mi abbia voluto salutare, si sia voluta accomiatare da me.

                                                                         Mauro D’Orazi (Dorry)
Oh Sìira ... 


A vìin sìira e gnaanch a se gh vèed!       Viene sera e nemmeno ci si vede!
A paasa al tèimp ch a ne s crèed!           Passa il tempo e non ci si crede!

Chè a n vìin mai più sìira,                           Qui non viene mai più sera,
mò prèesti o tèerdi al mòond al gìira.    Ma presto o tardi il mondo gira.

A vìin sìira a ca èd tutt                           Viene sera a casa di tutti
e cun quèesta a vv salutt!                          e con questa vi saluto!
                    
                                        Mauro D'OraSi
**
PS: ho unito tre bei modi di dire del nostro dialetto,
      aggiungendo a ognuno di essi una frase,
      in modo da collegarli in una micro storia.

Carpi, 30-07-2013


Al magòun di Ferruccio Miselli

Curitiba, Paraná – BRASIL , 23-8-2013
Caro Dorry tudo bem, 
Nei giorni scorsi (18 agosto) ci ha lasciato un carpigiano d.o.c. della vecchia guardia classe 23.
Era il fratello di mia nonna Adele Miselli e si chiamava Ferruccio Miselli cresciuto nella casa del cugino Nando (Namis), ed emigrato in Venezuela nei primi anni 50.
Lasciando Maria Pavarotti (moglie) e Alberto e Luisito (figli) Alberto Henrique e Alessandro (nipoti)
Ferruccio era molto conosciuto tra i vecchi carpigiani, amico fra gli altri di Franco Bizzoccoli e del prof. Camurri.
Il figlio Alberto mi ha inviato una poesia scritta non sa bene quando dal padre che ti allego.
Vorrebbe sapere se è scritta in modo corretto e nel caso quale sarebbe il modo corretto di scrittura, mi puoi aiutare?? 
Grazie e a presto 
Abraços Dario Galloni
Descrizione: C:\Al magòun di Ferruccio Miselli +2013.jpg

Da: d
Oggetto: Poesia Ferruccio
Caro Dario
la lettura del testo mi ha davvero commosso.
Un altro pezzo di Carpi incontaminato che se va purtroppo. 
Circa la grafia che dire ?
è scritta col cuore e con ispirazione,
io la lascerei così,
non mi sembra giusto modificarla secondo le regole del nuovo dizionario di dialetto.
è l'espressione più viva di una persona che non c'è più … da troppo poco tempo,
ci vuole rispetto dei suoi sentimenti e della sua malinconia.
Questo è ciò che conta, assieme al brivido intenso che ho sentito,
leggendo questi semplici versi, dietro ai quali c’è una intera vita e chissà quante storie esistenziali.
Passa pure la presente alla moglie e ai figli.
PS: se i figli insistono, possiamo mettere facilmente la grafia del dizionario,
dove ci sono accenti, non c’è la Z, ci sono le vocali quasi doppie per il ns dire trascinato, ecc

Piuttosto chiedo il permesso di pubblicarla in rete
mi sembra cosa che debba essere conosciuta dai carpigiani

ciao fammi sapere
sono a disposizione per le eventuali trasformazioni
dorry
**
Da: d
Ogg: dorry
Caro Dario,
la prof Anna Maria Ori,
la max esperta di storia locale e persona stupenda
che ho coinvolto per il testo della poesia, annota e mi chiede:
" Concordo su tutto.
Poesia molto bella e coinvolgente. Chiedo il permesso di farla leggere alla Iolanda durante la presentazione del librino sulla piazza, il 3 settembre.
Ciao
Anna Maria Ori."

Quella sera ci sarà una presentazione di poesie carpigiane con l'uscita di un librino
Iolanda è la max attrice carpigiana.
Penso sia un modo di onorare la memoria di Ferruccio Miselli.
Passa, ti prego,  la notizia ai figli
ciao  fammi sapere
dorry
queste cose succedono per caso ? non credo!
Ho comunicato dal morte di Ferruccio a Mario Brani
che lo ricorda benissimo come un bell'uomo e un grande ballerino.

Ferruccio Miselli

Al magòun


Tree ór dop mezanot
Un gat al smiagla
E al me can al baia.
A m desd e a peins al me paes
Al viuleti lung i fos
Al prè d’erba meldga
Al beli ragazoli
Ai bes ind na losa scura
Ai bal ed sfrus in ca d’amig
ai gir ed pordegh sot sira
Ai me amigh ch in mort.
E più a gh peins e più a m vin
Un magoun da l ostia
O Cherp perché t oia lasè…

(leggera revisione di Anna Maria Ori)
1955 Ferruccio Miselli  col figlio Alberto Caracas Venezuela


Meṡanòot
Onesto Lazzaretti

Note raccolte da Mauro D’Orazi

Revisione del testo di Graziano Malagoli

Stesura iniziale 19 nov 2010                                                    v10 08-10-2013
anni ’60 - Mezzanotte in piazza con la sua ciotola (cun la sò gavètta in maan)
per i pasti - Foto di Alcide Palmati 
  
Un nome di battesimo che fu un programma ben rispettato. Un uomo pacifico e ben voluto.
Ma ve lo ricordate ... che personaggio col fiorlino (cun al fiurlèin) ... sul cappello?
Ultimo ospite del Ricovero del Viandante di Via Brennero (Cantaraana), istituzione creata dall’Avv De Pietri Tonelli.
Le notizie su di lui non sono tante e quelle poche esistenti vanno svanendo.
Ho raccolto tutto ciò (poco) che ho trovato.
C’era una specie di mensa del povero nell’angolo in fondo al Castello nel Gioco del Pallone, a sinistra subito dopo l’arco delle ex Carceri, guardando con le spalle alla Sagra.
Lì era un punto fisso di rifocillamento per al nostèer Meṡanòot  ed è da quelle parti che mi è capitato spesso di intravederlo, mentre girava per il vicino giardinetto o era seduto a godersi il sole su una panchina, come per altro di vede nelle foto.
A questo proposito, senza la sensibilità di Alcide Palmati non avremmo nemmeno la sua pacifica e tranquillizzante immagine, raccolta in alcune foto davvero significative.
**
Ecco una poesia su questo personaggio
(la grafia è quella originale del poeta)

                                               MEZANOT

V’siv mai dmandé acsé, in quatr’e quatr’ott,
chi s’sia cal tip chi ciàmen Mezanott?
An gh’è gninta d’mel, per quest an v’togh la stìma;
...per qui ch’n’al cgnuss, infati, a gh’fagh sté rìma:
Barbéta bianca,
in dal capel i fior,
l’è seimper suridèint
e d’boun umour,
cun una pèla bianca
ch’a fa voja,
e lissa cum’un pann
tolt da la smoja.
Giachèta slisa
e la gavèta in man,
e quest l’è Mezanot
per qui ch’n’al san.
Al s’ved po’ tutt i gioren vers mesdè,
in fila, cun pasinsia certusèina,
a tor la mnestra chelda a la cusèina;
ma dla gavèta, ahimè, an gh’ved mai al fond,
perché pian pian col pass un po’ marchè,
al porta cal puchin ch’al s’è vansèe
ai clomb chi al spetn’in circol sul segrè.
Per st’francescàn filosofo carbsàn
n’esist po’ festa o gioren da lavor;
per lò l’è festa al dè ch’al s’cambia al fior.
Seinsa cunter, s’capiss, che la più bèla
L’è quand’al voda ai clòmb la so gamèla.
E ades che bein o mel v’l’ò presentè,
serchè d’eser gentil sa l’incuntrè,
perché truvèren n’eter fat acsè,
as suda al sèt camìsi in chi teimp chè.
                                                         (Micin - Cinzio Micheli)

**
Alcune note e ricordi di Carpigiani

“Ma perché lo chiamavano così? Perché non aveva un lavoro? Un reddito anche minimo? ” Domando io. Ma non ho trovato risposte nella memoria della gente.

16 novembre 2010 - Mauro Magri: Purtroppo non lo so del perché del soprannome e del suo stato così precario! Di quelli che lo potrebbero sapere, ormai penso non ce ne siano più. A casa mia nel cortile in viale Nicolò Biondo si fermava spesso, perché mio nonno "l'Americano", aveva sempre del buon salume e dell'ottimo Lambrusco pigiato coi piedi nella nostra cantina a due scale sottoterra. Spesso l'abbiamo portato a casa nella vicina Borgofortino. Dalla Villa Ferrari in angolo Volturno alla fine, dove una volta c'era la Silmar e poi Papotti Lavanderia/Stireria, tutte le case erano state costruite nella fossa e la Mùrra  (le mura che circondavano Carpi fino al 1910 circa) era in mezzo al Viale Carducci.

10 febbraio 2012 - Emidio Bosco: Me lo ricordo bene, veniva spesso a casa nostra e mia nonna gli faceva rastrellare la ghiaia del giardino poi gli dava un piatto di minestra o di pasta asciutta che lui si faceva mettere nel suo gavettino militare!
1968 Meṡanòot, il barbone romantico che portava sempre un fiore sul cappello, dorme su una panchina ai giardini di via Matteotti  
morì a 82 anni nel 1970 - Foto di Alcide Palmati.

1 febbraio 2012 - William Vaccari - A propòoṡit èd Meṡanòot a vóoi cuntèer quèssta !!
Al sóori èd via Menòoti, ch i duviiven imbutiglièer, i àan dmandèe a Meṡanòot èd purtèer 'na damigiàana d vèin al cunvèint còn un cariulèin. A chi tèimp là, primo dopoguerra, al strèedi i nn éeren mìa asfaltèedi e a gh éera ancòrra i giaròun èd fiùmm. Fatalitèe, intàant che Meṡanòot al cucèeva al carióol pèr fèer la cuurva da Berengario a Menòoti, ‘na róoda la s è impuntèeda e al carióol l à tòolt trapìcch. La damigiàana l'è caschèeda e la s è ṡbraghèeda e tutt al vèin l è andèe pèr tèera. Meṡanòot, amante del nettare di Bacco, sèinsa pèerder un secònnd, al s è ṡachèe pèr tèera e l à serchèe èd ricuperèer più vèin ch al psiiva, ciucènnd èl diretamèint d in mèeṡ ai giaròun. Quàand a s diiṡ la prontèssa èd riflèes !!!

8 settembre 2013 - Maurizia Besutti: Mè a m arcòord, aanch s a éera cichiina, ch al pasèeva cun la sò gavètta vèers meṡdè e chi psiiva al l'impiniiva d un mèsschel èd paasta. Al s ciamèeva ONESTO LAZZARETTI, al stèeva in BORGFURTÈIN, minnga luntòan da ca mìa e mè al vdiiva de spèss. Dal bèeli vòolti dal vièel Nicolò Biondo al guidèeven a ca sùa, ch a l ne saìiva più andèer èggh da pèr lò.

Anni ’60 - Meṡanòot  mentre dà da mangiare ai colombi nei giardinetti

dietro al teatro comunale

martedì 18 giugno 2013

Un pòo èd Cagnóola di Mauro D’Orazi e Florio Magnanini -dialetto carpigiano - Carpi



Un pòo èd Cagnóola
di Mauro D’Orazi e Florio Magnanini
prima stesura 11-4-2013                                                       V 10  del 13-05-2013

La Cagnóola è un quartiere di Carpi sorto fuori dalle vecchie mura, sul lato sinistro dell’aera ospedaliera, in angolo con Via Molinari, già via S. Giacomo.
Un luogo pieno di vitalità e umanità; oggi la strada ha il nome di Via Sergio Manicardi.


**=M=**
 
Estate 1943 - Abitanti dla Cagnóola (oggi Via Manicardi) impegnati nella costruzione di un rifugio anti aereo che aveva l'intento di riparare almeno dalle schegge. La testimone dirette Orianna Righi, madre di Mauro Bulgarelli che mi ha fornito gentilmente la foto, ha riconosciuto molte persone: Lisetta Lugli, Maura Meschiari, Uliano X, Nara Righi,
Cinzio Gasparini, Adorno Oste con gioco Bocce della Cagnola, Ernesto Bellanti, Lea Righi, la bimba Odette, Ferruccio Righi, Clara Vincenzi, Elvia X, Marino Ugolini, Ennio Ugolini, Antonietta Bellanti, Ivanoe Belmondi, Manon Lugli, Florindo Galloni, Orianna Righi, Giuseppe Vignoli, Nando Lugli, Leda Beltrami, Alfio Belmondi (padre di Glauco), Giorgio Saltini (gioielleria),
ecc …
L'autore dell'immagine potrebbe essere Tonino Gasparini, appartenente alla nota schiatta di fotografi che risiedeva proprio nella contrada.

Florio Magnanini, direttore di VOCE di Carpi, così commenta la foto sul numero dell’11 aprile 2013 del suo settimanale:
Questa foto costituisce un documento eccezionale. Ritrae un folto gruppo di carpigiani in quella particolare contrada, che dopo la guerra è stata intitolate al partigiano Sergio Manicardi, ma che nella memoria cittadina resta sempre come la Cagnóola. Una denominazione piuttosto oscura che evoca località lombarde od onomatopèe con il latrare dei cani.
Fatto sta che si tratta di una delle rarissime foto scattate a Carpi in tempo di guerra e in particolare nel periodo dell’estate del 1943, che andava dalla caduta del regime fascista del 25 luglio, con la grande illusione che la guerra stesse per finire, all’armistizio dell’8 settembre.
Un breve lasso che aprì la grande illusione che la guerra stesse per finire.
L’illusione svanirà ben presto e l’occupazione tedesca porterà a Carpi altri due anni di lutti, dolore e fame.
In quel momento tuttavia nessuno poteva prevederlo e i volti sono tutti sorridenti, radiosi e come in attesa di un futuro finalmente di pace, anche se la minaccia dei bombardamenti anglo americani continuava.
Ed era proprio per realizzare un rifugio, che li potesse mettere al riparo dalle bombe che la popolazione, che la contrada si era messa tutta quanto al lavoro … uomini, donne e bambini. Era stato scelto un tratto della vicina via S. Giacomo che allora non era ancora edificata, così come si può notare dai tralci e dalle alberature alle spalle del gruppo.
L’atmosfera è lieta, tutti sorridono davanti all’obiettivo di Tonino Gasparini, fotografo che abitava proprio lì; suo fratello Cinzio compare fra gli altri, accanto all’uomo con la vanga triangolare.
Erano tempi di sofferenza e di speranza, ma il senso della comunità che traspare dalla foto, è unico e resterà a lungo a connotare quìi dla Cagnóola.
1948 Segantini in Via S. Manicardi (Cagnóola.) -  Faglioni e  altri amici
1939 Trecciaiole della Cagnóola. Rustichelli Bassoli Alma, Lugli Enrichetta in mezzo e la Belmondi. Davanti all'abitazione dei Belmondi in via Sergio Manicardi.
**=M=**

Renato Corsi (attore dialettale carpigiano) ci regala questi racconti di gioventù passata:

La Ca dla bòocia negli anni ‘20

Negli anni ’50 anche l’inverno per me era un periodo bellissimo di giochi e di avventure.
Allora venivano delle nevicate nemmeno paragonabili a quelle oggi, che sembrano delle spolveratine di zucchero a velo sulle brioche.

 
Ecco oggi in via Molinari (già via San Giacomo) la Ca dla bòocia. Èd sicùur lè dèinter a gh e stèeva soquàant quintée d ragasóo ... sèmmper in guèera cun quìi dla Cagnóola.
                                                                                                   
Noi ragazzi della Cagnóola (oggi la zona di via Manicardi) eravamo sempre in lite con i ragazzi dla Ca dla bòocia, distante poche centinaia di metri, andando verso il centro di Carpi.
La cosiddetta Casa della Boccia, in via Molinari / San Giacomo, si trova subito di fianco al Molino Verrini; deve la sua denominazione denominata al fatto di avere, anche oggi, sul vertice del tetto a quattro acque una pigna ben augurante in cemento.
Dopo una bella nevicata noi ragazzi della Cagnóola, che in tono emulatorio ci eravamo chiamati niente meno che i ragazzi della via Paal, costruivamo con tutta l’energia e la fantasia possibili, una specie di fortino con la neve caduta.
Facevamo rotolare la neve su se stessa in modo da ottenere una specie di cilindroni con i quali via via costruivamo un muro. Esso era dotato anche di appositi spioncini per controllare il nemico ed evitare di essere colpiti dal ṡbalèedi (i tiri con le palle di neve) avversarie.
Lo scambio di proiettili era fitto e costante, solo che noi rendevamo più potenti le nostre palle, mettendo al loro interno un sasso.
Qualcuno si faceva anche male, ma non era niente di grave.
Devo dire che è stato un periodo bellissimo e indimenticabile della mia vita.
**=M=**



Anni ’20 due interessanti foto di Don Ettore Tirelli di via S. Giacomo (oggi via Molinari), e la ca èd la bòocia

Mia sovrapposizione arbitraria della due foto precedenti per avere una visione di orizzonte più ampia







**=M=**
Sempre su VOCE di Carpi troviamo altre interessanti testimonianze a cura di Florio Magnanini.

Cagnóola è per sempre (Voce 24 giugno 2004)

Raduno dei tanti ex che abitavano il questa contrada negli anni Cinquanta.
Fra tutti noi, qui, saranno al massimo due o tre che stanno ancora alla Cagnóola. Ma non importa, perché la Cagnóola è una cosa che rimane dentro, ovunque si sia andati a finire. La frase di Gianni Gualdi non poteva riassumere meglio il senso dell'avere oggi fra i cinquanta e i sessant'anni, avendone trascorsi chi molti e chi pochi (qualcuno, anche tutti) nella via che si chiama Sergio Manicardi - parte vecchia -, ma che i Carpigiani doc conoscono ancora come Cagnóola. L'occasione per un ritrovarsi fra attuali e soprattutto ex della strada l'ha fornita una cena all'Oste organizzata da Gloria Pantaleoni, senza il cui prezioso lavoro di ricerca di nomi e numeri telefonici il raduno non sarebbe mai stato possibile.
Ed è stato un ritrovarsi fra gente che, pur cambiata dagli anni, dopo le prime difficoltà a collegare i volti ai nomi e cognomi e a riconnettere percorsi familiari, legami di parentela e trame anagrafiche, alla fine si è pur riconosciuta. Finendo per riscoprire, in quelli degli altri, i propri ricordi e frammenti di infanzie e adolescenze vissute fra gli anni Quaranta e Cinquanta nella contrada più contrada di tutte, a Carpi.
Perché Cagnóola - strana onomatopea, evocante baccano di quadrupedi che non caratterizzava di certo questa, più di tante altre aree cittadine - era all'epoca sinonimo di coralità stradaiola, dove ci si parlava da una finestra all'altra, dove si faceva filosso sulle porte e nei cortili, dove si giocava, si festeggiava, si viveva sulla pubblica via. Tutti insieme, come in una via del centro, anche se centro non era, la Cagnóola. Quando ancora la circondavano i campi, sembrava piuttosto un frammento di città caduto lì, fuori le mura, con le case che si fronteggiavano allineate, ma senza portico. E chiuse da una siepe, abbattuta all'alba di un giorno del 1954 in cui cominciò la grande urbanizzazione imperniata sulla via Berengario. Dopo di che la Cagnóola cominciò a non esser più la Cagnóola, evolvendo poco a poco verso la strada di passaggio, da vicolo chiuso che era.
Sullo sfondo, oltre il parco, oltre la via Tre Febbraio percorsa notte e giorno dai pesanti automezzi in transito tra Mantova e Modena, c'era la Carpi uscita esausta dalla guerra; le mille avventure imprenditoriali che incominciavano allora, finendo alcune bene, altre male; la città che premeva da quel lato per allargarsi e trovare nuovi spazi proprio verso ovest, quasi una frontiera.
Erano una trentina, gli ex della Cagnóola, riuniti per dar corso ai ricordi. Fra loro Renato Corsi e Roberto Righi, Teresa Vignoli e Domenico Sberviglieri, Ombretta Lamma e Gianfranco Mescoli, Lia Gualdi e Meris Guberti. E poi Alberto e Gianna Gasparini, Meris Gualdi, Vanna Camellini, Gianni Leporati, Pino Martinelli, gli Sgarbi, i Carretti e altri.
La Cagnóola di ieri e la Cagnóola di sempre, appunto.
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La Cagnóola al gran completo (Voce 21 ottobre 2004)

Dopo l'assaggio del giugno scorso, in cento sono intervenuti al raduno.
Questa volta c'erano tutte le generazioni dei residenti nella storica contrada. La corsa a riconoscersi
Dopo la rimpatriata di pochi del giugno scorso, il grande raduno del 14 ottobre 2004. È andata così per il piccolo mondo della Cagnóola - la parte di via Sergio Manicardi edificata a filo strada - che è tornato a riunirsi al ristorante "Al Poggio" di Budrione, ancora una volta per iniziativa di Gloria Pantaleoni e grazie a un poderoso e spontaneo tam tam che ha fatto affluire degli ex perfino da Reggio Emilia, Mantova e Sassuolo. A differenza del precedente estivo, che coinvolse poco più di una ventina di nati nella mitica strada (o che vi hanno vissuto solo per qualche tempo), questa volta la partecipazione è stata totale e si è tradotta in un autentico raduno di un centinaio di persone. Al punto che è stato necessario distribuire i partecipanti per generazioni, dividendo i tavoli con il criterio dell'anno di nascita, dal 1925 in poi. Ed è stato tutto un cercare di riconoscersi fra gente che aveva perso l'abitudine di farlo; e di indovinare fisionomie oltre i segni del tempo; e di salutarsi e di cercare ricordi e di condividerli nella rievocazione.
Erano rappresentati tutti i nuclei familiari che hanno fatto la storia della contrada - e anche un bel po' di quella di Carpi nel dopoguerra - contribuendo a creare l'anima della Cagnóola e un senso di fortissima coesione che è sopravvissuto al trascorrere degli anni e alla dispersione fra i luoghi. C'erano i Lamma, i Gasparini, i Corsi, i Tavani, i Camellini, i Guaitoli, i Vignoli, i Guberti, i Carretti, i Magnanini, Gualdi, gli Sgarbi, i Beltrami, i Cucconi, i Pantaleoni, i Mescoli, i Martinelli, i Vellani, gli Arletti, i Guberti, i Galloni, i Righi. Era ben riconoscibile il gruppo degli ex teddy boy anni Cinquanta, quìi dla Cagnóola srèeda (cioè chiusa - l'allusione è alla siepe, abbattuta nel 1954 per consentire la successiva espansione sull'asse di via Berengario).
È stato salutato con un'ovazione Cinzio Gasparini, mitico fotografo, nonché residente storico della via, che ha letto una poesia dialettale. Qualcuno si è chiesto come facesse tanta gente a vivere concentrata nei pochi metri della contrada. Forse proprio a causa di questa prossimità, anche un po' forzosa, si è mantenuto un così vivo senso di identità e appartenenza.
Quante altre vie storiche di Carpi possono vantarsene?

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Metà anni  '50 Trattoria Caffè in via Manicardi n 6
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Foto Gasparini
Chiusa definitivamente la ditta creata nel 1941
dai fratelli Cinzio e Tonino. (Voce 12 gennaio 2006)

Foto Gasparini, lo studio che ha fissato in immagini in bianco e nero più di sessant'anni e fra i più importanti della storia cittadina, ha chiuso definitivamente l'attività. L'ultimo epigono di una illustre tradizione di famiglia, Gianfranco Gasparini, che pur in forma ridotta dopo l'avvento delle tecnologie digitali aveva mantenuto in vita l'insegna, ha abbassato definitivamente la saracinesca. Ora, buona parte della cospicua e incredibile memoria iconografica costruita nei decenni dagli obiettivi dei fratelli Tonino e Cinzio Gasparini è confluita negli archivi del Centro etnografico collegato ai Musei di palazzo Pio: un'autentica miniera di immagini che la responsabile, Luciana Nora, ha provvidenzialmente saputo acquisire con gradualità alle raccolte pubbliche, facendole conoscere attraverso le numerose rassegne allestite negli ultimi anni, autentiche schede della trasfigurazione antropologica di Carpi nella seconda metà del Novecento.
La ditta "foto Gasparini" non si è mai spostata da dove è nata e cresciuta, unendo nell'attività professionale la vita di due famiglie: all'esterno, gli obiettivi di Tonino e Cinzio impegnati a riprendere eventi pubblici e privati, fatti storici e quadretti familiari o sociali; e dentro, impegnate per anni in lunghissime sedute in camera oscura per sviluppare, fissare e stampare le foto all'epoca del bianco e nero, le rispettive mogli, Iria e Zelma, coadiuvate dallo stesso Gianfranco, figlio di Tonino, e dalle sorelle Rosa, Gianna e Gloria a cui si aggiungeranno più tardi e più saltuariamente, anche Alberto e Angela, i discendenti di Cinzio. Questa fusione di vita e lavoro, di famiglia e ditta era ben percepibile nell'animatissima casa di tre piani al civico 5 della Cagnóola (la parte vecchia di via Manicardi). Nel corso degli anni i suoi spazi vennero progressivamente adattati, restringendo la dimensione domestica a vantaggio delle esigenze del negozio e dell'attività esterna, in un miracoloso equilibrio che oggi sarebbe inconcepibile, ma che era del tutto normale in una città che assisteva al trionfo in tutti i settori economici del modello dell'impresa familiare. Il cortile diventò così garage, il piano terra negozio e archivio, il primo piano camera oscura con annessi e connessi, mentre le scale erano un continuo andirivieni, mosso da ragioni domestiche e aziendali e dove l'odore della pellicola si mescolava ai profumi della cucina. E mentre nelle vetrine del negozio, sempre quello, rimasto immutato nelle dimensioni e, a lungo, perfino negli arredi, si aveva modo di assistere all'evoluzione tecnologica di macchine fotografiche e cineprese, a partire dalla italiana Ferrania, all'esterno Tonino e Cinzio immortalavano senza saperlo il volto di una comunità in trasformazione.
Avevano iniziato negli anni Trenta come reporter sportivi. Le foto di gare ciclistiche, partite di calcio e degli avvenimenti agonistici più popolari erano destinate alle testate locali. L'evento che li indusse a insediare una vera e propria azienda fu però la visita a Carpi di Benito Mussolini, il 28 luglio 1941: "Nella circostanza - ricorda oggi Cinzio, 83 anni - si mobilitarono il fotografo Bandieri di Modena e il Comando federale della Gil, ma ci fu lavoro anche per noi".
Da un fatto storico all'altro: saranno i due fratelli a documentare l'ingresso in città del primo carro armato americano Sherman, a riprendere i volti dei tanti apolidi raccolti nel campo di Fossoli, a realizzare la drammatica sequenza dell'esumazione dei fucilati al poligono di Cibeno e la successiva edificazione, sempre a Fossoli, della Nomadelfia di don Zeno.
Ma la città negli anni della guerra viveva anche una propria difficile quotidianità: "E siccome - rievoca ancora Cinzio - la domenica non c'era molto da fare, il cinema non funzionava perché toglievano la corrente ed era difficile spostarsi, vennero di moda le passeggiate al parco con la famiglia". Per la neonata "foto Gasparini" fu la svolta: per anni, anche dopo la fine del conflitto, i gruppi familiari ripresi la domenica pomeriggio fra alberi e panchine del parco delle Rimembranze, nei pressi del monumento al generale Fanti, diventeranno insieme un filone commerciale e uno spaccato di società in bianco e nero. A esse andarono accostandosi la documentazione delle gite sociali ("Mi capitava di partire il sabato per il lago di Garda in un pullman di Valenti, di dormire dai contadini e di ritornare la domenica, con la gita successiva. Poi si sviluppavamo e vendevamo le foto che avevo scattate", ricorda ancora Cinzio), i matrimoni, i battesimi e le cerimonie in genere, le veglie, la Festa dei Ragazzi al parco. In parallelo con un panorama economico che andava sempre più arricchendosi, cominciarono poi le commesse di foto industriali, la documentazione delle manifestazioni fieristiche e delle inaugurazioni aziendali.
C'erano sempre, i Gasparini: chiamati per precise circostanze, ma anche presenti in proprio, per quello spiccato senso dell'attualità che derivava loro dall'originario e mai sopito istinto dei reporter, affidando la propria tempestività dapprima alla motocicletta (sempre Guzzi, dalla Sport 15 all'Astor al Falcone) e poi alle utilitarie attrezzate, anche qui mirabile fusione di vita privata e lavoro. Documentarono così la ricostruzione, seguirono il Giro d'Italia, le prime edizioni della Fiera di Milano, l'apertura della tratta modenese dell'Autosole, assistettero a tutti gli avvenimenti che, nel corso degli anni Sessanta, si incaricarono di trasferire Carpi e l'Italia dalla secolare dimensione rurale alla più dinamica, avventurosa e travolgente avventura dell'industrializzazione e del benessere.
La fine della pellicola ricalcò la pasoliniana "scomparsa delle lucciole", per i fratelli Gasparini: la scomparsa del bianco e nero e dello sviluppo su scala domestica, l'avvento del digitale, il tramonto dell'era dei rullini e delle cineprese, insieme alle scelte della discendenza segnarono l'inizio del lungo addio della ditta.
Dei due fratelli, Tonino, scomparso nel 1999, era l'autorevolezza matura, silenziosa e competente trasferitasi in buona parte in Gianfranco; Cinzio l'estroversione, la comunicatività pronta e mista alla curiosità dell'eterno ragazzo. E le donne rappresentavano il sostegno infaticabile, una coralità nella quale si coniugavano il senso dell'unità familiare e quello di una impresa comune. Proprio come la grande casa della Cagnóola che ha spento in questi giorni l'insegna. 
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La via che non muore mai
Secondo raduno degli ex della Cagnóola (Voce 24 aprile 2008)

La seconda edizione della Festa della Cagnóola ha registrato il consueto successo di partecipazione di ex residenti nella storica via Sergio Manicardi, convenuti in più di un centinaio all'appuntamento organizzato da Gloria Pantaleoni e Renato Corsi il 19 aprile scorso al ristorante il Poggio. Passano gli anni, i lutti ovviamente non mancano come pure le defezioni dovute all'età, ma non si affievolisce il forte legame di tanti che vi hanno abitato (gli attuali residenti storici sono una esigua minoranza) con i ricordi di quella via di città - case a schiera alternate a qualche cortile - cresciuta verso la fine degli anni Venti fuori le mura, forse per ospitare gli operai addetti alla costruzione e gestione del vicino molino Verrini. Non aveva niente - e non ha tuttora niente - la Cagnóola da spartire con l'habitat delle periferie edificate nei decenni successivi, tutte villette mono o bifamiliari isolate nel loro quadratino di verde recintato dalle cancellate.
Proprio la contiguità di quelle case, gli ingressi uno accanto all'altro che davano direttamente sulla via deve aver consolidato un forte senso comunitario, coltivato in tanti momenti collettivi, nei giochi dei ragazzi fra strada e cortili come nelle chiacchiere da una finestra all'altra e nell'abitudine a condividere momenti di gioia e di dolore. E' quello "spirito di contrada", insomma, che fatica a disperdersi e continua ad attirare, anche da lontano, chi ha avuto la fortuna di viverlo anche solo per qualche tratto della propria esistenza.
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2012 - Via Sergio Manicardi
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Con Cinzio Gasparini, Carpi saluta un pezzo del proprio Novecento
Settant'anni di fotografia (Voce 28 giugno 2012)

Avrebbe compiuto novant'anni tra due mesi. Non ce l'ha fatta, Cinzio Gasparini, e si è spento il 26 giugno là dove avrebbe voluto: la sua casa al civico 5 della Cagnóola, l'unica in città che ancora può esibire un'insegna a bandiera, e con quella scritta "Foto Gasparini" che è stata molto più di un segnale commerciale, per assurgere a simbolo di un'epoca, di uno scorcio molto ampio di storia cittadina.
E' quello che si potrebbe riassumere nelle quattro parole che hanno scandito il secondo Novecento di Carpi: la guerra, il dopoguerra, la ricostruzione e il miracolo.
Queste fasi della vita della città non sarebbero arrivate fino a noi, per di più avvolte nell'aura dell'epopea, se non ci fossero stati i fratelli Tonino e Cinzio Gasparini a ritrarle con lo scrupolo, la precisione e soprattutto la passione di un mestiere di fotografi coltivato fin da giovanissimi. Tonino, il maggiore, scomparso nel 1999, era il taciturno, compreso della propria professione quanto aperto agli stimoli della modernità che essa dischiudeva con gli eventi che la cronaca di anni in ascesa andava continuamente proponendo.
Cinzio era l'inquieto, il polemico, l'osservatore curioso di tutto, appassionato e impulsivo, quanto il fratello era distaccato e ragionatore. Insieme, completandosi, hanno cominciato negli anni Trenta, come fotografi di eventi sportivi, e insieme hanno proseguito, documentando la venuta di Benito Mussolini a Carpi, l'esumazione dei fucilati di Cibeno, la vita all'ex Campo di Fossoli dopo la guerra, la vicenda di Nomadelfia con don Zeno. Negli anni Cinquanta, con una città in cerca di futuro fra tentativi falliti e qualche successo, ripresero le prime, timide fiere campionarie di Carpi, mentre con i ritratti delle famiglie in passeggiata domenicale al parco o alle prese con matrimoni e battesimi o in gita sui pullman di Valenti al lago di Garda hanno lasciato una ineguagliabile testimonianza del costume e della società del tempo. Poi vennero gli anni Sessanta, pervasi dell'ottimismo che faceva della fiera di Milano un appuntamento imperdibile e del viaggio Modena Sud Modena Nord in Autosole uno spaccato di vita americana ... Loro c'erano sempre, sulla loro Guzzi o con l'850 Fiat, fossero gli eventi collettivi, come il Giro d'Italia, o le foto ai campionari della maglieria e ai prototipi dell'industria meccanica.
Si deve alla fruttuosa collaborazione con Luciana Nora se quell'enorme patrimonio di memoria - esibito anche in diverse mostre - è rimasto in dotazione al Centro etnografico del Comune. Nessuno riuscirà a cancellarlo, nemmeno il terremoto che sembra essersi portato via, insieme a un pezzo di Carpi, anche la vita di Cinzio Gasparini.
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