martedì 27 dicembre 2011

Salvo ci tocchi! Piccola storia carpigiana - Carpi (Modena) - dialetto carpigiano

Stesura iniziale 13-01-2011                                 v 08 del 09-10-2014

Salvo ci tocchi! Piccola storia carpigiana

di Mauro D’orazi

Sono quasi le sette di sera e rispondo da casa a una telefonata. È il mio ventennale meccanico di fiducia Pivetti che mi dice, soddisfatto, che la mia macchina è pronta.
"Sé! Arìiv subitt! Graasie! Parto a piedi." Gli rispondo e dopo pochi minuti sono già sulla strada per arrivare all'autofficina situata nella zona artigianale di Cibeno; dal centro arrivo a percorre via Ariosto per raggiungere e tentare di superare il maledetto passaggio a livello di Via Roosevelt.
Questo incrocio, dove si scontrano strade ad alta percorrenza, il transitare dei treni e il vincolante passaggio sotterraneo del vicinissimo canale Gabelo, vitale via scarico delle acque nere di Carpi verso il depuratore; è il punto nerissimo della viabilità cittadina; figlio colpevole di paternità mai ammesse e del malaffare consociativo degli anni finali della cosiddetta Prima Repubblica. A pensare a queste cose…" il modo ancor m'offende" (Dante – Inferno V canto).
Se calcolassimo il tempo perso, il consumo di energie e di carburanti immolati al tragico valico di questo incrocio, arriveremmo a cifre gigantesche; un danno, pagato quotidianamente dai cittadini, che aumenta inesorabilmente ogni giorno di più senza nessuna speranza di remissione, anche perché oltre la ferrovia si continua allegramente a costruire con tutto ciò che ne consegue.
Passare quest'incrocio è molto disagevole anche a piedi e per arrivare dall'altra parte della strada da Via Ariosto su Via Manzoni richiede un'attesa di vari e lunghi minuti.
Mò insòmma… per fèerla cuurta… arrivo di buon passo al complicato passaggio pedonale di Via Manzoni e mi affaccio, con prudenza, per studiare e capire la situazione dei colori dei vari semafori e dei diversi flussi di traffico.
Mi si affianca, nell’angusto spazio in cui sono costretto, un distinto signore in bicicletta, elegante con i capelli brizzolati; mentre una decina di pedoni si affollano sul lato opposto. Aspettano, anch'essi impazienti, di passare dalla mia parte, eseguendo l'ordine dell'omino verde per dare il VIA a una involontaria e poco elegante figura di quadriglia… changè… changè… madames et messieurs !!
Le file delle auto sono impressionanti; infatti è l'ora serale di punta e sulle facce della gente si legge chiaramente l'angoscia della ingiusta attesa e la voglia di tornare a casa, dopo una intensa e problematica giornata di vita.
A un certo punto dalla prima stradina laterale di Via Manzoni, una Mini Morris nera da combattimento, guarnita di aggressivi striscioni bianchi per tutta la sua breve lunghezza, IMPROVVISAMENTE, a ruote fischianti e al mutóor tirèe per al còol, con mossa ardita, si immette su Via Manzoni, tagliando la strada alle altre auto. Imbocca velocissima il varco del passaggio a livello, schivando altri mezzi, e sparisce rombando nella semi oscurità di Via Roosevelt.
Sorpreso e un po' spaventato dalla veemenza della scena, cerco di reagire mentalmente per giurèer 'na quèelch maledisiòun a cal defincit èd 'n idiòota, quand'ecco che il mio vicino ciclista mi precede e ringhia a alta voce: "Ch a t vèggna 'n asidèint sècch ind i còoren !!!  Biṡgnarèev caverèegh la patèinta!! Mò i vigìil in duv ìini ?… IN DUV ÌINI ??? … quaand a gh n è èd biṡòggn !!"
Io lo guardo, annuisco con la testa un silenzioso "Sé ! Sé!"  rassegnato… di circostanza.
Intanto mi riprendo, saltello con gli occhi da un semaforo all'altro per controllare i giri di roulette dei rossi, verdi e gialli ed quéest incróos èd mèerda.
"Ancora rosso!! Sob!!" … tento di pensare fra me e me, ma non finisco nemmeno questa breve azione mentale, che il mio amico ciclista, paladino della legalità e della pena certa e immediata che mi fa???
Approfittando di quelle misteriose pause fra i colori rotanti delle cento luci semaforiche dell'incrocio, quando il tempo universale sembra fermarsi per pochi decimi di secondo e tutti sono come sospesi in una dimensione ineffabile e irreale quasi di NON esistenza, il mio ciclista scatta vigoroso, in piedi sui pedali, brucia due rossi (il pedonale e l'automobilistico), imbocca come un fulmèen  il passaggio a livello contromano… dico contromano… e anche lui si dilegua per lo stradone di Cibeno.
Attonito e sbigottito guardo anche questa scena… ancora più stupefacente della precedente. Ròoba da màat!!
A questo punto non mi resta che fare una cosa: aspettare il mio verde… che FINALMENTE arriva, liberandomi da questa micro bolla carpigiana dell'assurdo totale.
Tornando a casa con l'auto riparata, a l’ ò tòolta un po' più lunga e ho scelto prudentemente il sottopasso di via Pezzana.
A n sa mai !!

Mauro D'Orazi     dorry@libero.it

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